L’esperienza di Luca, volontario ESC a Tbilisi

Luca Speziale è attualmente impegnato nel progetto ESC (Corpo Europeo di Solidarietà) a Tbilisi. Insieme a Gloria, è stato tra i selezionati dell’iniziativa “European Bridge: European Identity between Italy and Georgia“.

Queste le sue parole, con le quali ci ha raccontato le sensazioni dei primi mesi di questa sua nuova esperienza.

Mi è stato chiesto se avessi voglia di raccontare la mia esperienza ESC, ho risposto positivamente perché anche se ancora non completa, posso affermare che con pochi mesi ho imparato moltissimo e spero che il racconto della mia esperienza possa spingere altri giovane a fare lo stesso.
Premessa, il mio ESC non si sta svolgendo in una delle mete “tradizionali”, infatti, sono finito nel Caucaso settentrionale, in Georgia, a Tbilisi per la precisione. Questo è un paese neighbor (ovvero una nazione con un piede in Europa e l’altro ancora fuori).

Avevo già avuto altre esperienze come brevi scambi giovanili e già avevo viaggiato abbastanza, ma il Caucaso mi ha sorpreso.

Consiglio di fare esperienze di questo tipo in paesi come la Georgia, innanzitutto perché qui si può fare molto per il prossimo, ad esempio: l’NGO con la quale collaboro eroga lezioni di lingua italiana a prezzi abbordabili anche per la popolazione autoctona. Lo so, non sarà come combattere la febbre gialla sulla linea dell’equatore, ma nel tuo piccolo, con i tuoi laboratori informali, tramite le letture in lingua, tu stai aiutando persone che probabilmente non avrebbero potuto accedere a questo tipo di sapere. Puoi fare veramente la differenza per qualcuno.

Il secondo motivo per scegliere paesi borderline è che ti confronti con qualcosa di diverso che a mio avviso spesso è positivo, soprattutto se si è giovani. La cultura georgiana è sicuramente differente da quella della nostra calda penisola, a partire dalla mentalità, alla tradizione culinaria, alla religione, al modo di salutarsi e tanto altro, ma ha da offrire tanto: una popolazione gentile e cordiale, ottimo vino e formaggi e stranamente comincia a non dispiacerti più quella differenza di 10 gradi in meno che c’è tra Roma e Tbilisi.

Ancora, il terzo motivo che dovrebbe spingere i giovani europei a fare questa esperienza è che stando qui a lungo scopri che il mondo non è composto dai 32 Paesi UE. Dico questo perché Tbilisi è un melting pot di popolazioni e tradizioni, lo si evince già dall’architettura della città, influenze ottomane, armene, ebraiche, russe addobbano e decorano i volti degli edifici (e chissà quante altre che a me sfuggono).

Ho conosciuto un varietà di umanità che difficilmente trovereste in Europa. Qui ovviamente vivono comunità di armeni, russi, ucraini, turchi e azeri, ma ci sono indiani (molti dei quali sono giovani studenti che frequentano l’università qui a Tbilisi), ho incontrato anche diversi siriani, qualche iraniano, giordani, americani e australiani (per lo più backpackers in viaggio per il Caucaso) e qualche kazakho. Non mancano poi turisti europei, però qui forse sono la cosa che mi colpisce di meno. Insomma, un’umanità variegata popola e vive Tbilisi, facendoti abbandonare una visione eurocentrica della realtà.

Concludo con un ultimo motivo, qui c’è una piccola comunità di italiani, non è amplia come quella di New York, Londra o Berlino, ma vi assicuro che i nostri connazionali sono arrivati anche qui e tanti si sono integrati molto bene, suggeriscono addirittura di fare business qui, un mercato in crescita, flessibile e con prospettive di un futuro in Europa hanno spinto diverse persone ad aprire le loro attività qui.

Quindi ecco, per questi motivi dovreste fare l’ESC, non solo per le varie skills (professionali e personali) che potrete affinare, ma anche per contribuire al miglioramento di una società svantaggiata ed ampliare il vostro bagaglio di esperienze e prospettive.